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Partenope, storia e leggende

Il corpo esanime della sirena sarebbe giunto nel luogo in cui oggi sorge Castel dell’Ovo.

Partiamo da un punto fermo:

Napoli non nasce per caso. Nasce da una donna. O meglio… da una sirena.

E no, non è solo una leggenda da raccontare ai turisti: è una storia che Napoli si porta addosso da sempre.

Il Suida, lessicografo bizantino del decimo secolo, ci fa sapere che a Napoli fu eretta una statua della sirena («Νeapolis, urbs Ιtalie celebris, in qua Parthenopes Sirenis statua collocata est», che tradotto dal latino significa: Neapolis, città famosa in Italia, in cui è collocata la statua di Parthenope la Sirena, ma non spiega se ai suoi tempi detto monumento era ancora esistente, perche ad oggi della statua non c’è nessuna traccia.

Peccato che oggi questa statua non esista più. Quindi o è andata persa… oppure Napoli, come spesso fa, si è tenuta il segreto.

Il tutto è cominciato quando la Dea Cerere decise di infliggere il castigo alle sue ancelle. Quest’ultime, trasformate in pericolose sirene, incantavano gli uomini ma erano condannate a non ricevere mai amore.

E proprio vicino alle coste della Campania, queste leggende prendevano vita: infatti qui era situato il Tempio delle Sirene, nei pressi del Lago d’Averno. Luogo presso il quale le sirene attiravano le loro prede e le conducevano alla morte. La cosiddetta Porta degli Inferi.

Ma anche in Costiera Amalfitana queste creature hanno radicato le loro origini. Infatti a Positano esiste un luogo denominato Li Galli,che gli antichi chiamavano anche Sirenussai.

 

Il significato di questa parola è proprio ‘gli scogli delle sirene’. Altro luogo in cui le sirene con la loro voce incantevole traevano in inganno i passanti.

Ma vediamo alle diverse storie che “narrano” di questa figura metà donna e metà pesce:

Versione dell’Odissea narrata nel terzo canto

Ma torniamo a lei, questa sirena che ha origini greche secondo la storia dell’Odissea scritta da Omero. Il racconto narra che Partenope era la sorella di altre due sirene: Ligea e Leucosia. Tutte e tre, figlie della Musa della Tragedia Melpomene e del Fiume Acheloo (quello più importante dell’intera Grecia),  detenevano il potere di sedurre gli uomini che in caso di rifiuto sarebbero scomparsi e le sirene condannate a morire per la vergogna.

E come riportato in moltissimi racconti, trasformati anche in versioni cinematografiche, la storia di Ulisse rimane quella che ci fa in qualche modo “figurare visivamente” questa versione della leggenda, infatti Ulisse prese subito delle precauzioni, ordinando agli uomini della sua flotta di inserire dei tappi di cera nelle orecchie e di farsi legare all’albero maestro della nave. Strategia difensiva più che riuscita, visto che le sirene non riuscirono ad ammaliarlo e per la vergogna decisero di suicidarsi.

Così i loro corpi vennero trascinati dalle onde del mare: Lige venne ritrovata a Terina (con molta probabilità a Nocera Terinese, provincia di Catanzaro), Leucosia a Posidonia (Paestum) ed infine Partenope sulle sponde del fiume Sebeto (proprio qui i Cumani avrebbero potuto fondare la città di Napoli).

La Sirena Partenope successivamente sarebbe arrivata fino all’isolotto di Megaride, luogo in cui attualmente è presente il Castel dell’Ovo. Ma il corpo si dissolse rapidamente, trasformandosi nella città di Napoli. E da qui si racconta anche della statua cui si scriveva nell’introduzione del post.

Un’altra testimonianza della forte venerazione per questa leggenda e che nei tempi addietro fu dedicata una corsa con le fiaccole, che ogni anno si compiva in suo onore (le cosiddette Lampadedromie). Partenope viene anche associata a Capri, infatti se l’isola viene ammirata dal Golfo di Napoli, sembra avere le sembianze di un corpo femminile. Il Monte Tiberio prende la forma della testa, mentre il Monte Solaro quella dei fianchi.

La leggenda secondo Matilde Serao

Nel libro denominato “Leggende napoletane” si parla di una principessa greca promessa in sposa dal padre ad un uomo.

Ma la principessa non era intenzionata a sposarsi con costui perché innamorata di Cimone. E così, per evitare questo destino già scritto, i due innamorati scapparono su una nave, sbarcando proprio sulle coste campane.

Raggiunti entrambi dai propri genitori, riuscirono comunque a vivere in tranquillità, in un posto in cui tutto sembrava una primavera. Da quel momento la città di Napoli cominciò a popolarsi di persone e a diventare viva.

Secondo la narrazione, ben dodici furono i figli di Partenope, che inevitabilmente divenne la madre del popolo napoletano. Matilde Serao chiude il suo racconto sottolineando che Partenope non sarebbe mai morta. Restando di fatti accanto al suo popolo, proteggendolo addirittura.

Il mito del Vesuvio

Affascinante e suggestiva, questa leggenda racconta che Partenope si innamorò follemente di un centauro di nome Vesuvio.

Ma purtroppo il loro amore venne interrotto da Zeus, che a sua volta era innamorato della splendida sirena. E così, la divinità greca trasformò Vesuvio in un vulcano, in modo che Partenope, non sarebbe riuscita a toccarlo. Travolta dalla collera, la sirena decise di suicidarsi e così il suo corpo venne trasportato dalle onde del mare sull’isolotto di Megaride.

Da qui poi il collegamento delle altre leggende sulle storie della nascita della città di Napoli con in più la ricongiunzione al suo amato Vesuvio.

Presenze della sirena in città

A Piazza San Nazzaro in una fontana. Raffigurata molto bene, in una mano detiene una lira mentre l’altra mano è tesa verso l’alto.

Sotto di essa quattro animali che simboleggiano le tradizioni antiche: un cavallo, un leone, una tartaruga e un delfino.

Su una facciata del Teatro San Carlo, che secondo la mitologia incoronava i musicisti. La cosiddetta Triade di Partenope.

Ancora nella fontana della Spinacorona detta “delle zizze”, di cui è la protagonista. Addossata alla chiesa di Santa Caterina della Spina Corona, si trova nel centro antico, in Via Giuseppina Guacci Nobile (vicino Piazza Nicola Amore). La fontana rappresenta la sirena nella sua versione originale, con ali e zampe d’uccello; fu costruita su ordine del vicerè  don Pedro di Toledo nel 1498. Alcuni storici antichi sostengono che in questo luogo ci fosse già una fontana che risaliva ad un’epoca ben più lontana, ma questa rimane una tesi controversa.

Dai seni di Partenope zampillano getti d’acqua che si riversano sull’altorilievo del Vesuvio, scolpito più in basso, ai piedi del quale una viola sta a simboleggiare la musica, elemento inscindibile della sirena. Infatti dai suoi seni sgorga l’acqua che ‘spegne’ le fiamme del Vesuvio. Si tratta ovviamente di un’opera che vuole sottolineare la protezione della sirena nei confronti della città.

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