
Napoli e il Sacro Graal
Le leggende hanno parlato del Sacro Graal, la coppa da cui Gesù e i discepoli avrebbero bevuto durante l’ultima cena e che permetterebbe di dare la vita eterna, fin dal Medio Evo. Tutto ebbe inizio con i Vangeli:
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.” (Matteo 26:27-28)
Era questa coppa davvero una coppa speciale usata all’Ultima Cena o era piuttosto una normale coppa da tavola? Con molta probabilità, piuttosto che fatta in metallo, la coppa in questione era intagliata nel legno o realizzata in gesso bianco o altra tipo di roccia calcarea in cui molte coppe del primo secolo dopo Cristo erano realizzate. E se così fosse stato, è improbabile che la coppa sia sopravvissuta attraverso i secoli come avrebbe potuto fare una di metallo.
Ma che relazione può esserci tra Napoli e questo simbolo della religione cristiana?
Al Maschio Angioino al solstizio d’estate, in una sala appare un “volume” luminoso. Nel castello ci sono richiami ai cavalieri della Tavola Rotonda e alla loro caccia della coppa.
La rivista Focus svela un particolare retroscena che riguarda il mitico calice e la città di Napoli:
La ricerca del sacro Graal porta a Napoli
Tutti stregati dal mitico Graal: per la tradizione più popolare è il calice usato da Gesù nell’Ultima Cena, per altri racconti una pietra caduta dal cielo, e in diverse versioni è un oggetto dai poteri miracolosi, capace di dispensare potere e vita eterna. Ma ora c’è una novità. Le tracce del Graal portano fino a Napoli: al Maschio Angioino, in cui sono stati identificati complessi simboli legati alla mitica coppa e un misterioso “libro di luce” – notato solo di recente – che appare su una parete della antica sala del trono. Un vero e proprio messaggio cifrato lasciato da un sovrano spagnolo, Alfonso d’Aragona, arrivato in Italia da conquistatore nel XV secolo, convinto di essere il legittimo possessore del Graal…

Nella sequenza delle tre foto insieme: al pomeriggio, nei giorni vicini al solstizio d’estate, la luce entra nella finestra della sala dei Baroni e sulla parete opposta crea la sagoma di un libro, che compie un preciso percorso.

Ma bastano queste considerazioni e questa simbologia a gemellare il Maschio Angioino di Napoli con il calice di Cristo? Che cosa c’entra quindi il Maschio Angioino?
C’entra, perché Salvatore Forte (dopo vediamo chi è), nelle sue ricerche, ha notato l’indizio di cui si parlava prima: «Il soffitto della Sala dei Baroni è pressoché identico a quello della cappella spagnola del Santo Calice». Il “Graal di Valencia” era infatti stato donato nel 1399 dai monaci del monastero di San Juan de la Peña alla corona di Aragona e quindi era arrivato ad Alfonso. «A decidere la destinazione finale di un oggetto così pregiato fu proprio il re.


Nel 1424 lo portò con sé al palazzo reale di Valencia e soltanto alcuni anni più tardi, nel 1437, lo donò alla cattedrale della città spagnola», ha scritto lo storico Joan Molina Figueras, dell’Università di Girona. «Ora possiamo completare il significato esoterico del castello napoletano», racconta Forte.
«Attraverso la prova del Libro fiammeggiante, che gli rivela le leggi dell’universo, il re può sedersi sul “seggio periglioso” ed essere il cavaliere del Graal. Ora che ha conquistato la coppa, è degno di affacciarsi al Balcone del Trionfo (quello con sotto la giara), la cui forma, un mezzo esagono, ricorda il sigillo di Salomone: la stella a sei punte, formata da due triangoli intrecciati, che rappresenta l’equilibrio tra materia e spirito. E quale novello Galahad può riversare sapienza e forza nel mondo», conclude Forte.
Quindi, si dice che per finanziare la sua campagna della conquista di Napoli, Alfonso diede in pegno il Sacro Graal alla chiesa di Valencia, poi con il Maschio Angioino ha voluto riportare con ricostruzioni architettoniche, tutto quello che di sua conoscenza e di misterioso c’era intorno al Sacro Graal e secondo alcuni invece, il calice Alfonso lo ha portato con se a Napoli e lo ha voluto con se fino alla sua morte e sepolto nella sua tomba che guarda caso è l’unica ad essere stata portata via. Da chi? Quale segreto custodiva?

Salvatore Forte, presidente dell’Associazione Ivi, che si è occupata del progetto “Il Graal al Maschio Angioino”, in collaborazione con il Comune di Napoli, con l’Associazione Timeline Napoli e con gli speleologi di HyppoKampos Adventure, Timeline propone un itinerario storico che permette di compiere un viaggio nel tempo e nella storia di Napoli. Inizia attraversando l’Arco di Trionfo voluto da Alfonso d’Aragona nel 1443, e prosegue sul camminamento laterale esterno a sud del castello, tra la Torre di Guardia e la Torre dell’Oro. Ci si spinge fin dentro l’antica cannoniera per poi proseguire nelle prigioni, anche queste aperte al pubblico per la prima volta. Qui si trovano la fossa del coccodrillo e quella dei baroni, con i resti di alcuni prigionieri


Alfonso di Trastámara, detto il Magnanimo (Medina del Campo, 24 febbraio 1396 – Napoli, 27 giugno 1458), è stato un principe spagnolo della casa reale di Trastámara d’Aragona, che divenne re Alfonso V di Aragona, Alfonso III di Valencia, Alfonso II di Sardegna, Alfonso I di Maiorca e di Sicilia, re titolare di Corsica, di Gerusalemme e d’Ungheria, conte Alfonso IV di Barcellona e delle contee catalane (Rossiglione e Cerdagna) dal 1416 al 1458, duca titolare di Atene e Neopatria e re Alfonso I di Napoli dal 1442 al 1458. Fu il capostipite del ramo aragonese di Napoli.

Una nota sul "Seggio periglioso":
La superstizione popolare vuole che il numero tredici a tavola porti sfortuna. Lo sapeva pure Merlino.
Il gatto nero, lo specchio scassato, in pezzi, il sale, la scala… Le superstizioni sono molte e tutte possono sembrare ridicole se prese in considerazione ai giorni nostri (anche se non è proprio così… credetemi che c’è qualcuno che ci crede), tuttavia ce n’è una che vanta una storia di tutto rispetto, le cui origini portano nel Medioevo.
E parliamo dello sfortunato numero tredici a tavola.
Sarà capitato di trovarsi nella situazione o di aver sentito dire di essere tredici a tavola e dover aggiungere un piatto vuoto (con tanto di bicchiere e posate) semplicemente perché uno dei commensali si rifiuta di sedersi per ultimo? Questa storia risale proprio a fatti collegati al Sacro Graal ed a un particolare cavaliere della tavola rotonda: Sir Galahad.

Tra le raccolte di storie molto attendibili che gravitano attorno a Re Artù e la sua corte di paladini il Ciclo bretone* è quello dove si traggono molti spunti (vedi nota sotto). Una di queste storie narra del seggio periglioso, ovvero di quanto fosse pericoloso sedersi al tredicesimo posto della tavola rotonda.
Secondo la profezia pronunciata da Merlino,il siege perilous, letteralmente seggio pericoloso, è il tredicesimo seggio vacante alla Tavola Rotonda. Esso è stato riservato da Merlino a quell’unico nobile cavaliere che riuscirà nell’impresa di ritrovare il Santo Graal e soltanto quel cavaliere che avrebbe ritrovato il Graal avrebbe potuto occupare l’ultimo posto lasciato vuoto alla destra del Re, in memoria di Cristo.
Tutti gli altri sarebbero incappati in una tremenda maledizione, come finire inghiottiti da una voragine o morire all’istante. E con Merlino non c’era mica da scherzare. I cavalieri, compreso Re Artù, erano dodici.
Quel cavaliere che si dimostrò tanto valoroso da riuscire nell’impresa fu Sir Galahad o Galaad (detto in italiano anche Galeatto o Galeasso o Galeazzo) uno dei Cavalieri della Tavola Rotonda di Re Artù. Figlio illegittimo di Lancillotto e Elaine di Corbenic, Galahad era noto per la sua nobiltà e purezza. Insieme a Parsifal e Bors, fu uno dei tre cavalieri a cui fu concesso di andare alla ricerca del Graal.
*La materia di Bretagna, definita anche ciclo bretone o ciclo arturiano, in virtù del suo eponimo, è l’insieme delle leggende sui Celti e la storia mitologica delle Isole britanniche e della Bretagna, in particolar modo quelle riguardanti re Artù e i suoi cavalieri della Tavola Rotonda. Viene considerata come una delle più famose saghe di sempre, che ha contribuito all’immaginario collettivo classico medievale, e come una delle più grandi fonti di ispirazione del genere letterario fantasy.

Sport: Il calcio a Napoli, una passione che va oltre la passione …
senza limiti In tre anni,due volte primi della classe Nella sua storia, il Napoli annovera oggi quattro Scudetti. Il primo fu sollevato nella stagione 1986-1987; il

Una giornata a Marechiaro: il mare di Villa Imperiale
IL MARE DI NAPOLI di carlo petrillo ma siamo a napoli ? Villa Imperiale, una location stupenda dove poter passare una bellissima giornata al mare…

San Gregorio Armeno, la strada del presepe
Napoli e le tradizioni San Gregorio Armeno e l’arte presepale dai un’occhiata a quanto di meraviglioso puoi trovare in questa famosa strada San Gregorio Armeno