Il Sangue di San Gennaro

storie di Miracoli
La liquefazione del sangue
Un aspetto centrale della venerazione a San Gennaro, santo Patrono di Napoli, è Il mistero partenopeo più famoso nel mondo che è rappresentato senza dubbio dalle ampolle conservate nel Duomo che, secondo la tradizione popolare, contengono il sangue raccolto da una donna di nome Eusebia durante il martirio del santo.
Ed infatti, la tradizione narra che il vescovo Severo, riportando le ossa e il cranio di San Gennaro dall’Agro Marciano a Napoli, incontrò Eusebia, che portava con sè le sue ampolle. A contatto con il cranio di San Gennaro, ci sarebbe stato lo scioglimento del sangue.
Tre volte l’anno ma con tempi e modalità sempre diversi come a Maggio, il 19 settembre, giorno della solennità di San Gennaro vescovo e martire e il 16 dicembre, giorno del cosiddetto miracolo laico, le ampolline conservate dietro l’altare della cappella del Tesoro di San Gennaro sono al centro di una solenne cerimonia religiosa. In queste occasioni lo scioglimento del sangue viene considerato un segno di buoni auspici, mentre la mancata liquefazione fa temere presagi negativi. Tradizione vuole che il prodigio della liquefazione sia avvenuto per la prima volta in epoca romana, ai tempi dell’imperatore Costantino I (che regnò dal 306 al 337 d.C.). Si ricorda che la data del 16 dicembre (in questa data accade che il miracolo non sempre si ripete), è la ricorrenza di una terribile eruzione del Vesuvio nel 1631, interrottasi dopo le preghiere al Patrono.
Il primo documento storico che lo certifica è però più tardo e risale al 1389: dalla lettura del Chronicon Siculum si deduce comunque che il culto legato a questo fenomeno era in atto da tempo.
La Chiesa, tuttavia, non ha mai riconosciuto la liquefazione del sangue come un miracolo, pur avendone approvato la venerazione popolare, e lo definisce un fenomeno prodigioso.

Ma chi era questo predestinato, Gennaro non è il nome del santo, bensì il suo cognome, che all’epoca veniva chiamato “gentilizio”. “Gennaro” deriva infatti da “Ianuarius”, un appellativo che veniva dato a coloro che nascevano nel mese di Gennaio. Il nome vero di San Gennaro è probabilmente Procolo oppure Publio Fausto Gennario, cioè “consacrato al dio Giano”: era generalmente dato ai bambini nati nel mese di gennaio, ma convenzione vuole che la nascita del futuro santo sia avvenuta in aprile, per la precisione il 21 aprile 272.
In vita, Gennaro fu protagonista di una serie di eventi miracolosi. La dinamica è spesso simile: le autorità romane decidono di martirizzarlo, invece lui sopravvive, per esempio perché le fiere che avrebbero dovuto sbranarlo si inginocchiano ai suoi piedi, perché le torture non gli fanno nulla, oppure perché il fuoco che avrebbe dovuto bruciarlo lo lascia illeso. La morte avviene durante le persecuzioni ordinate dall’imperatore Diocleziano: in quel momento Gennaro è vescovo di Benevento e viene decapitato nell’anno 305, il 19 settembre. La sua venerazione, in base ad alcune fonti, risale già al periodo del suo martirio ed è motivata dal grande seguito di cui aveva goduto in vita presso la popolazione.
Oggi, dopo una serie di vicissitudini e spostamenti, le sue ossa riposano a Napoli, all’interno della Cripta di San Gennaro, sotto l’altare maggiore del Duomo cittadino.
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