Napoli eD I suoi Dolci
Adesso penserete di aver trovato la lista degli indirizzi. Eh no, prima vediamo quali dolci vale la pena di cercare.
Questo sito è dedicato anche a chi non ha tempo quando è sul posto ma che ha avuto prima di partire o durante il viaggio il “vantaggio” di leggere i contenuti come questo post, in modo di poter avere una specifica conoscenza del dove e cosa!
NOTA BENE
Se vuoi un accesso “fluido” alle indicazioni stradali fornite dai pulsanti, assicurati di essere collegato al web via Google, in questo modo avrai accesso diretto a GoogleMaps senza dover fare la procedura di accesso ogni volta che vuoi ottenere un indicazione.

E con la premessa che tutti fanno ottimi dolci, andiamo a vedere i prodotti delle tante Pasticcerie locali.
Chi ne fa di superlativi, eccezionali, di quelli che lasciamo ricordi “sublimi”, meritano senza ombra di dubbio di essere presenti in una sezione “speciale”, e comunque, di qualsiasi itinerario di quel turismo di prossimità di cui tanto si parla negli ultimi tempi.
Il visitatore veramente goloso ed appassionato, deve mettere in conto anche di uscire dal perimetro cittadino ed addentrarsi in alcune realtà di provincia che rientrano a furor di popolo tra le pasticcerie migliori d’Italia; infatti parlare dei dolci più famosi di Napoli non renderebbe giustizia all’arte pasticciera di tanti altri maestri dolciari della Campania
I Babà... ripieni e normali
Il babà o babbà è un dolce da forno a pasta lievitata con lievito di birra di origine Polacca. Ad inventarlo agli inizi del Settecento è stato un re polacco, Stanislao Leszczyllski che visse parte della vita in esilio nella città francese di Luneville, dove il suo pasticciere cercava di alleviarne le pene politiche sfornando continuamente nuove creazioni. Questo maestro dell’arte dolciaria era nientemeno che Nicolas Stohrer, l’inventore di alcuni tra i dolci più celebri della gastronomia europea.

Secondo la leggenda un giorno il re polacco ebbe l’idea di inzuppare nel Madeira, un vino liquoroso prodotto a Malaga, un kugelopf, il dolce tradizionale mitteleuropeo, che somiglia ad una focaccia. Imbevuta del liquido zuccherato e profumata di uva passita, la delizia conquistò il palato del re che decise di battezzare il nuovo dessert con il nome di Alì Babà, il suo personaggio preferito nelle fiabe delle Mille e una notte. Poi arrivato a Napoli prese una forma tutta sua e da qui si è fatto una “fama” mondiale!
Quindi …”O’ figlio è di chi so’ cresce!”
Sono tanti che fanno un ottimo Babà o Babbà e anche in questo post troverete tanti riferimenti che vi guideranno direttamente sul posto!!

La Sfogliatella
La sfogliatella (in napoletano: ‘a sfugliatèlla) è un dolce tipico della pasticceria campana e si presenta in due varianti principali: può essere riccia, se preparata con pasta sfoglia, oppure frolla, se preparata con la pasta frolla.
Esistono, oltre alla sfogliatella riccia e frolla, due varianti del dolce campano: la Santarosa, da cui è nata l’odierna sfogliatella, e la coda d’aragosta, una variante della sfogliatella riccia, molto più grande ed allungata e ripiena di panna montata, crema cioccolato, crema chantilly o marmellata.
Sono tanti i pasticcieri che la fanno veramente a regola d’arte, se si volesse fare un elenco di tutti quelli che la fanno veramente buona, verrebe fuori un elenco cosi lungo che ci si stancherebbe nella lettura, pertanto ecco che qui sono inserite appena due ma scelte tra le più storiche di Napoli poste ma opposte tra di loro, vicino al centro storico.


Il Fiocco di Neve

Un dolce di recente invenzione, non un dolce tradizionale ma da qualche anno richiesto via web da tutto il mondo. Provato, riprovato e recensito anche da noi: parliamo del celeberrimo fiocco di neve, invenzione di Ciro Poppella, patron dell’omonima pasticceria nel cuore del quartiere Sanità. Un dolce pop quanto “difficile” da fare, cioè da calibrare bene in ogni sua parte: si tratta di un tocchetto di pasta brioche ripieno di crema al latte e ricotta, con un effetto magnifico al primo morso…
Le Graffe
Un impasto a base di farina e patate lessate e schiacciate, lievitazione in più tempi. Poi si fanno friggere e, una volta tirate su dall’ olio bollente, si cospargono di zucchero. Ma il bello per chi non ne avesse ancora abbastanza, è che si possono poi farcire con crema, nutella, panna montata, gelato e chi più ne ha più ne metta. Sotto diversi locali che fanno delle graffe”divine”. Iniziamo dallo storico chalet sul lungomare : da Ciro a Mergellina, in pieno centro storico, a spaccanapoli, troviamo la Grafferia Sweet Street; invece se poi ci si trova nei pressi della stazione centrale, andare alla “Lagrafferia” di Via Rimini, oppure uscire fuori porta ed andare a Castellammare di Stabia, dove in centro c’è “Il Re delle Graffe” un altro grande di questo squisito prodotto.


Il Roccobabà
Il Roccobabà, nasce da un’idea di Emilio Goglia, pasticciere di Casal di Principe che ispirandosi al semplice e tradizionale babà, volle riproporlo in veste di semifreddo. Si tratta infatti di un babà ricoperto di golosissima crema al cioccolato, ma il suo nome è ispirato al grande stilista Rocco Barocco, che dopo averlo assaggiato la prima volta non è più riuscito a farne a meno, tanto da suscitare in Emilio Goglia la volontà di dedicare proprio a lui questa meraviglia dolciaria, e attribuendogli il nome con cui è poi definitivamente diventato famoso: “Roccobabà”. Questo dolce veramente speciale, lo trovate solo nella Pasticceria di Casal di Principe “Emilio Il Pasticciere” o nella sua fililale di Aversa.
Ci sono delle pasticcerie e bar nella zona di Napoli che si fanno arrivare quotidianamente il vero Roccobabà direttamete dalla pasticceria Emilio di Casal di Principe.
Naturalmente è sempre garantita la frescezza di questo magnifico e sopratutto unico dolce campano.
Ecco dove trovarlo:
Bar Lorema Caffé
Piazza Vanvitelli, 6 (Vomero)
Caffetteria Gelateria “al 40”
Piazza Gian Battista vico, 40
Caseificio la Fattoria
Via Nuova Marina
Caffè Splendore
Piazza Calenda, 12 (Forcella)


"Omme senza vizi è menesta senza sale."
L’uomo senza vizi è una minestra senza sale, ovvero è insipido.PROVERBIO NAPOLETANO Tweet
La Delizia al limone

Dalla Penisola Sorrentina che andrebbe ringraziata anche soltanto per i meravigliosi alberi di agrumi che offre e che permettono a Maestri pasticceri di realizzare profumati dolci, nasce la Delizia al Limone, un tortino spesso monoporzionato da poter consumare al banco, con base di pandispagna bagnato di limoncello (o sciroppo a base limoncello), crema di panna e limone, completata con glassa e panna montata. Ed è proprio in costiera che c’è la prima indicazione per gustare questa specialità, a Minori, da Sal De Riso
La Zeppola
Si tratta di un dolce tipico che da tradizione viene consumato il 19 marzo, in occasione di San Giuseppe, la festa del papà. … Si racconta che San Giuseppe, per mantenere Maria e Gesù, dovette affiancare al mestiere di falegname quello di friggitore e venditore ambulante di frittelle. L’invenzione di questo dolce, nella forma moderna in cui le vediamo oggi, è dovuta alle suore dei conventi del centro storico di Napoli. Successivamente, le zeppole sono arrivate anche alle botteghe dei pasticceri napoletani che si esibivano nelle piazze mostrando a tutti l’abilità nel farle. Questa tradizione è stata descritta anche da Goethe. Qui invece, descrivo dove poterla trovare:

Il Ministeriale di Scaturchio
Il ministeriale è un cioccolatino fondente a forma di medaglione con ripieno di crema al liquore, appartenente alla tradizione dolciaria napoletana. Nacque nel 1905 come omaggio del pasticcere Francesco Scaturchio ad Anna Fougez. Il successo del cioccolatino spinse il suo creatore a chiedere il titolo di fornitore della casa reale, per ottenere la quale si sottopose a una estenuante trafila burocratica presso diversi ministeri; da qui il nome del cioccolatino

Quando si parla di Cassata, tutti pensano alla Sicilia ma forse gli stessi tutti non sanno che a Napoli esiste un dolce antico quasi quanto quello della lussuriosa Cassata Siciliana: stiamo parlando della Cassata Napoletana. Il termine Cassata probabilmente più che indicare un dolce specifico, ne indica una categoria, ovvero quella dei dessert realizzati con la ricotta. Sulle origini del nome inizia il battibecco, perché quando in Sicilia tra il IX e il XI secolo venne introdotto il dolce a base di formaggio da parte dei Saraceni, si racconta che fu invece la forma “tondeggiante” a suggerire la denominazione di questo prelibato bocconcino. In arabo “tondo” si traduce con “al Quas’at”, Cassata per l’appunto. Altri invece rintracciano nella radice del nome il termine latino: “caseum”, che nella lingua italiana sta ad indicare tutto ciò che si fa a base di latte.
Ad ogni buon conto, la Cassata è troppo buona e vediamo chi la fa per andarla a provare!
Gli Struffoli

Gli struffoli sono dei dolci tipici del periodo natalizio e della gastronomia meridionale, principalmente della cucina napoletana. Il dolce è composto da numerosissime palline di pasta (realizzata con farina, uova, strutto, zucchero, un pizzico di sale e liquore all’anice) di non più di 1 cm di diametro, fritte nell’olio o nello strutto e (dopo averle lasciate a raffreddare) avvolte in miele caldo e disposte in un piatto da portata dando loro, si decora, infine, la composizione con pezzetti di cedro e altra frutta candita, pezzetti di zucchero e confettini colorati (chiamati diavulilli in napoletano, diavoletti in italiano, oppure “minulicchi”)
Risalgono alla Neapolis greca le origini della pastiera.
Questo dolce tipicamente pasquale, secondo la leggenda, nacque come offerta alla Sirena Parthenope come atto di devozione da parte del popolo. Ma non tutti sanno che la grata di pastafrolla, le strisce che si incrociano sopra il ripieno fatto di ricotta e grano, non sono messe a casaccio. Devono essere in un numero complessivo di sette, quattro in un senso e tre nel senso trasversale, a formare la planimetria di Neapolis, cioè del centro storico della Napoli attuale.
Secondo la leggenda esse rappresentano i tre Decumani e i quattro Cardini della città antica greca.
Il numero sette ricorre nella ricetta tradizionale della pastiera napoletana: sette infatti sono gli ingredienti utilizzati. Farina, ricotta, grano, uova, l’acqua di mille fiori, il cedro e le spezie aromatiche.
Le strisce della pastiera devono quindi riprendere la pianta del centro storico di Napoli, che è attraversato da 3 decumani, paralleli alla costa:
Decumano superiore: via della Sapienza, via dell’Anticaglia, via Santi Apostoli.
Decumano maggiore: via dei Tribunali.
Decumano inferiore (Spaccanapoli): via Benedetto Croce, via S. Biagio dei Librai, via Vicaria Vecchia, via Giudecca Vecchia. I decumani si incrociano a 4 cardini, i vicoli del centro storico di Napoli:
Vico S. Gaudioso, via Atri, via Nilo, via Giovanni Paladino
Vico Limoncello, Vico Cinquesanti, via S. Gregorio Armeno, Via Duomo
Vico Grotta della Marra, Vico Sedil Capuano, via delle Zite.
Ed è proprio il caso di dire... Dulcis in Fundo
La Sfogliatella raccontata da chi la sa fare
Ovvio che ci sono tantissime altre pasticcerie a Napoli e provincia che sono degne di essere segnalate e visitate e senz’altro queste ultime saranno indicate in qualche modo su questo sito, infatti stiamo pensando ad un interazione, attraverso delle simpatiche iniziative che possa portare ad un concreto interesse da parte dei nostri interlocutori. al momento però godiamoci quanto sopra proposto. Buon divertimento! 😉
E se invece dei Dolci ...
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Complimenti all’autore che riesce a descrivere con parole giuste ed appropriate ciò che Napoli è