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MUSEO CAPPELLA SAN SEVERO

La Cappella Sansevero, edificio chiesa di Santa Maria della Pietà, monumento delle meraviglie consacrato all’immortalità e regalato al mondo dal Principe Raimondo di Sangro di Sansevero detto anche “il Principe maledetto”:

Primo Gran Maestro della Massoneria napoletana, vissuto a Napoli a metà ‘700 intraprendente mecenate,
era visto dagli occhi del “popolino”, come una sorta di stregone senza Dio per via delle delle dicerie che narravano di un alchimista senza pietà, che faceva rapire poveri sventurati per farne cavie di diabolici esperimenti realizzati in segreti laboratori fatti appositamente costruire nei sotterranei del suo palazzo, in largo San Domenico Maggiore. E nonostante siano passati più o meno 250 anni dalla morte di quest’uomo avvenuta nel 1771, sembra che ancora oggi a Napoli, quando si sente il suo nome, ci sia qualcuno che si fa il segno della croce di nascosto per via del timore che questo particolare personaggio ancora oggi incute.

““È un artista solo colui che sa creare un enigma da una soluzione.”

“An artist is the only one who knows how to create an enigma from a solution.”

Fin qui la leggenda e le voci popolari. La storia però, ci descrive il Principe Raimondo di Sangro
come un uomo “illuminato”, uomo forse troppo moderno per il suo tempo che dedicò i suoi sforzi ai più disparati campi delle scienze e delle arti, ottenendo esiti che già per la sua epoca si potevano definire “prodigiosi”, infatti la sua vera ossessione era meravigliare i posteri ed entrare per sempre nella storia.

E con la Cappella Sansevero che custodisce il Cristo velato e altri straordinari capolavori, questo misterioso personaggio è poi riuscito nella sua ossessione: rendere immortale il suo nome. Con la definitiva sistemazione della chiesa di Santa Maria della Pietà, essa con il tempo è divenuta nota come Cappella Sansevero proprio grazie al continuo parlare sul chi fosse il realizzatore di questo magico sito che raccoglie alcuni tra i più stupefacenti capolavori di arte esoterica e non solo al mondo

Situata nel centro storico di Napoli, la Cappella Sansevero è un gioiello del patrimonio artistico mondiale, una vera e propria “dimora filosofale” nel cuore di una città esoterica qual è il capoluogo partenopeo.

2023 verso il record: oltre 750.000 Visitatori

Un luogo in cui splendore e mistero, simbologia massonica ed esoterica, creatività artistica e orgoglio dinastico, si mescolano creando un’atmosfera unica, fuori dal tempo e dallo spazio. Ed andiamo a scoprire perché questo luogo è diventato famoso in tutto il mondo ed è uno dei siti più ricercati tra i turisti che arrivano a Napoli

L'opera più famosa: Il Cristo velato

Posizionato al centro della navata della Cappella Sansevero, il Cristo velato è una delle sculture più belle e suggestive al mondo. Inizialmente l’opera doveva essere realizzata da Antonio Corradini che però morì nel 1752 dopo aver eseguito solo una bozza in terracotta del Cristo, oggi conservata al Museo di San Martino.
Fu così che Raimondo di Sangro chiese a Giuseppe Sanmartino, un giovane artista napoletano, di realizzare “una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua”.


Proprio la trasparenza e la “tessitura” del velo, che sembra dolcemente adagiato sul corpo senza vita di Gesù, quasi a volerne raccogliere misericordiosamente le membra martoriate, ha sin da subito contribuito ad alimentare numerose leggende sul committente dell’opera. Infatti è proprio la fama di alchimista di Raimondo di Sangro che diede adito alla nascita anche una leggenda sul sudario del Cristo di Sanmartino. Molti, infatti, ritennero che la sua trasparenza fosse il risultato di un processo alchemico di “marmorizzazione” compiuto dal Principe in persona.

Il sudario del Cristo
Una leggenda sorta oltre 250 anni fa e che ancora oggi stimola la fantasia di visitatori e turisti che increduli osservano la statua e il velo che la ricopre.
In realtà è proprio marmo, un lavoro tutto frutto dell’estro artistico di Giuseppe Sanmartino, così come testimoniato da alcune lettere dello stesso di Sangro, in cui descrive il velo come “realizzato dallo stesso blocco della statua”.

Le macchine anatomiche

Nei sotterranei del sito, sono visibili le famose Macchine anatomiche, le presenze più enigmatiche della Cappella Sansevero. Si tratta dei veri scheletri di un uomo e di una donna avvolti dall’apparato circolatorio in eccezionale stato di conservazione.
Realizzate attorno al 1763-64 da un medico siciliano, Giuseppe Salerno, sotto la direzione di Raimondo di Sangro, dopo oltre 250 anni, ancora non si è scoperto che procedimento fu utilizzato.
Da un lato, si è ipotizzato che il medico abbia iniettato nei due cadaveri una sostanza creata dal Principe, probabilmente a base di mercurio, che avrebbe “metallizzato” i vasi sanguigni. L’altra ipotesi, invece, è che si tratti di una ricostruzione eseguita con vari materiali, tra cui cera d’api e coloranti.
Ecco perché le dicerie popolari avevano una sottostante di verità che hanno per secoli alimentato la cosiddetta “leggenda nera” relativa al Principe: Vox Populi diceva e notizie riportate anche da Benedetto Croce, narravano che Raimondo di Sangro “fece uccidere due suoi servi, un uomo e una donna, e imbalsamarne stranamente i corpi in modo che mostrassero nel loro interno tutti i visceri, le arterie e le vene”.

La statua del Disinganno

Assieme al Cristo velato e alla statua della Pudicizia, quest’opera forma la terna d’eccellenza artistica della Cappella Sansevero. Il gruppo scultoreo rappresenta un uomo che si libera da una rete, metafora del peccato, aiutato da un angioletto alato che indica il globo terrestre ai suoi piedi, simbolo delle passioni mondane. Su quest’ultimo è appoggiata la Bibbia, testo divino ma anche una delle tre “grandi luci” della Massoneria. Gesù che restituisce la vista al cieco, episodio evangelico raffigurato sul bassorilievo sul basamento, completa l’allegoria.

Realizzata da Francesco Queirolo il Principe dedicò questa opera al padre Antonio, che rimasto vedovo, abbandonò il piccolo Raimondo affidandolo a suo nonno e partì per lunghi viaggi per il mondo tornando a Napoli ormai anziano, finendo la sua vita rinchiuso in un convento.

La Pudicizia

Il Principe dedicò questo monumento alla memoria della madre, Cecilia Gaetani, morta meno di un anno dopo averlo messo al mondo. L’albero della vita, la lapide spezzata e lo sguardo perso nel tempo, sono tutti elementi che simboleggiano l’esistenza di una donna troncata prematuramente e il dolore di un figlio che praticamente non conobbe mai sua madre.
La donna coperta dal velo, inoltre, è un chiaro riferimento alla velata Iside, Dea massonica.

Il Labirinto

Nel pavimento è raffigurato un sorprendente labirinto, di cui oggi rimane ben poco a causa di un crollo nel 1889 che lo distrusse quasi totalmente, creato da una unica linea bianca continua, priva di giunture.
I Cavalieri Templari dicono: “il labirinto simboleggia il nostro cammino, i bivi a cui siamo soggetti ogni giorno, un percorso all’interno del quale occorre saper scegliere attentamente e saggiamente tra strade alternative, per non restarne prigionieri e raggiungere così la via di uscita verso la Verità”.

Tomba di Raimondo di Sangro

L’iscrizione, non incisa, ma realizzata tramite un procedimento a base di solventi chimici ideato dallo stesso Principe e apposta sulla sua lapide presente nella Cappella Sansevero, lo ricorda così: “Uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere […] celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura”.

INFO VISIT

Covid-19: Modalità di accesso al Museo

Al fine di regolamentare l’accesso dei visitatori e di garantirne la sicurezza, è fortemente consigliata la prenotazione online (Acquista il ticket online).
La prenotazione online è l’unico strumento che assicura l’ingresso al Museo e consente di scegliere la data e la fascia oraria desiderate.

Ogni giorno di apertura sarà resa disponibile una quantità residuale di biglietti last minute, acquistabili in biglietteria fino a esaurimento.

Per i gruppi a partire da 10 unità è obbligatoria la prenotazione online e non è possibile l’acquisto di biglietti last minute in biglietteria.

La capienza massima stabilita nei tre ambienti del Museo è di 45 visitatori totali.

ORARI 
Orari di apertura dall’8 luglio 2020
Mercoledì – Domenica: 9.00-19.00
Chiuso lunedì e martedì
Ultimo ingresso 30 min. prima della chiusura

TARIFFE
Biglietto ordinario: € 8,00
Artecard: € 6,00
Soci FAI: € 6,00
Ragazzi da 10 a 25 anni: € 5,00
Bambini fino a 9 anni: gratis
Scuole*: € 3,00 (tariffa valida solo nei giorni feriali)
Audioguida: € 3,50

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